Un piccolo bonus per qualcuno, un cambiamento più grande per tutti. La Legge di Bilancio 2026 porta con sé alcune novità sulle pensioni, ma non tutti saranno contenti. Tra aumenti selettivi, tagli fiscali, e un graduale innalzamento dell’età pensionabile a partire dal 2027, il quadro è più complesso di quanto sembri. Scopriamo insieme cosa cambia davvero e per chi.
Aumenti in vista: ma non per tutti
Chi sperava in un aumento consistente per tutte le pensioni minime potrebbe restare deluso. Nel 2026, infatti, è previsto un aumento fisso di 20 euro al mese (pari a 260 euro l’anno) ma destinato a un pubblico molto specifico.
Questo incremento riguarda solo i pensionati over 70 con redditi molto bassi, che già ricevono la cosiddetta maggiorazione sociale (“incremento al milione”, previsto dalla legge 448/2001). In sostanza:
- No a un aumento generale delle pensioni
- Sì a un bonus dedicato a chi ha più di 70 anni e vive in condizioni economiche fragili
- Resterà in vigore anche la rivalutazione straordinaria già prevista: +2,2% nel 2025 e +1,5% nel 2026
È un aiuto mirato, importante per qualcuno, ma troppo limitato secondo molti esperti del settore.
Taglio dell’Irpef: chi ci guadagna davvero
Una buona notizia arriva sul fronte fiscale. Il 2026 porterà un taglio dell’Irpef che interesserà anche chi percepisce un reddito da pensione, ma attenzione: il beneficio si applica solo su una precisa fascia di reddito.
per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro (prima era al 35%) - Aliquota invariata al 23% per i redditi sotto i 28.000 euro
- Aliquota del 43% oltre i 50.000 euro
Quanto si risparmia?
- Pensione di 35.000 euro: circa 140 euro di risparmio annuo
- Pensione di 40.000 euro: circa 240 euro
- Risparmio massimo: fino a 440 euro all’anno
È un sollievo fiscale che potrà alleggerire – seppure poco – la pressione su molti pensionati della fascia media.
Dal 2027 cambia l’età pensionabile: parte l’aumento graduale
Quello che preoccupa di più è l’effetto della Legge Fornero sul calcolo dell’età pensionabile, che scatterà nel 2027. Nonostante le promesse di stabilità, la tabella è già pronta:
- +1 mese dal 1° gennaio 2027
- +2 mesi aggiuntivi dal 1° gennaio 2028
- Totale: +3 mesi nel giro di due anni
Questi aggiustamenti non valgono per tutti ugualmente. Restano esclusi:
- I lavoratori con mansioni gravose o usuranti, con almeno 30 anni di contributi
- Le Forze Armate, Polizia e Vigili del Fuoco: per loro l’aumento è di +3 mesi già nel 2027
È un adeguamento “automatico” legato alla speranza di vita, che però rischia di allontanare ancora l’accesso alla pensione per molti contribuenti.
Ape Sociale prorogata, ma scompaiono Quota 103 e Opzione Donna
Il 2026 dice addio a due strumenti amati da chi cercava maggiore flessibilità:
- Quota 103: 62 anni di età e 41 anni di contributi
- Opzione Donna: 61 anni di età e 35 anni di contributi (58 anni con figli)
Entrambe non saranno rinnovate, almeno per ora. Resiste invece l’Ape Sociale, valida ancora per tutto il 2026. Permette l’uscita anticipata a 63 anni e 5 mesi con:
- 30 anni di contributi (36 per lavori gravosi)
- Importo massimo: 1.500 euro lordi al mese
- Beneficiari: disoccupati, caregiver, invalidi civili (dal 74%), lavoratori usuranti
- Senza diritto alla tredicesima
Una minima ancora di salvezza per chi affronta condizioni di lavoro o salute difficili, ma con criterio strettamente selettivo.
Buonuscita più rapida per chi resta fino ai 67 anni
Un piccolo incentivo riguarda il TFS (Trattamento di Fine Servizio) dei dipendenti pubblici. Dal 2027:
- Il tempo di attesa scende da 12 a 9 mesi tra la fine del servizio e la liquidazione
- Vale solo per chi matura la pensione piena (vecchiaia), non per chi va in anticipo
Chi sceglie di restare al lavoro fino al compimento dei 67 anni potrà incassare la buonuscita prima. Gli altri, invece, dovranno attendere la data teorica della pensione di vecchiaia, anche se hanno già lasciato il lavoro.
Conclusione: piccoli passi, grandi delusioni
La Legge di Bilancio 2026 è tutto fuorché rivoluzionaria. Segue una logica di prudenza e sostenibilità per i conti pubblici, ma lascia poco margine alla flessibilità tanto attesa dai lavoratori. Quello che offre:
- Aumenti selettivi per le pensioni minime
- Tagli fiscali limitati ai redditi medi
- Un innalzamento graduale dell’età pensionabile
Una riforma di equilibrio, non di cambiamento. E ora resta solo da capire se, nel passaggio parlamentare, qualcosa potrà ancora cambiare. Ma il tempo stringe, e i margini sembrano stretti.












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